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lunedì 8 gennaio 2018

Tutto il resto vien da sé di Antonella Zucchini

Questo romanzo, scritto in gran parte in vernacolo toscano, è emozionante e mi ha fatto riappacificare con la lettura dopo che, ahimè, avevo comprato un paio di libri che non avevano “punto”  incontrato i miei gusti.

Ma veniamo a questo, che mi è piaciuto davvero tanto (mi è garbato, mi è garbato!).
Don Carlo Nocentini, sacerdote allevato amorevolmente dai suoi genitori, Loretta e Nedo, una sera vien chiamato al capezzale della madre morente, che gli rivela un  (mezzo) segreto……
Carlo non si capacita di quanto ha sentito dalla madre. Come può lei aver fatto una cosa del genere? Chi è questo Einrich il cui nome la madre gli ha confidato prima di morire? Chi è davvero Alvaro Righi?

Don Carlo inizia quindi una spasmodica ricerca della verità nel passato, perché non sapere vorrebbe dire vivere nel dubbio che sua madre sia stata una poco di buono, così diversa dalla mamma  che  lui ha conosciuto e tanto amato, e questo no, non lo potrebbe sopportare.


Il lettore viene catapultato, dal presente, dal Don Carlo attuale,  nel passato, nella vita di Don Carlo da piccolo, tra le amorevoli cure dei suoi genitori prima e in seminario poi ,e ora ancor più indietro,  in un  piccolo borgo toscano invaso dai tedeschi negli anni della seconda guerra mondiale, tra partigiani, cittadini uccisi per mano dei nemici e altri morti per mano  degli alleati  (tra questi, si ricorda la strage dei piccoli di Sesto Fiorentino, in una delle pagine più commoventi del romanzo), figure meravigliose come quella dell’Uccellaia, donna creduta una mezza strega ma in realtà buona e capace di azioni eroiche;  Spartaco, vivo tra i morti; Don Luigi, coraggioso seppur nella sua umana paura; Bruna, ‘amica’ da perdere più che da trovarsi; matrigne e suocere acide e cattive.

I vigneti fotografati da Laura Bozza
Il motto del romanzo sembra essere “Ama e fa ciò che vuoi, Ama e sarai perdonato” , in ogni caso quel che traspare è un messaggio di speranza per tutti: nonostante le avversità, la morte addirittura, nonostante tutto, occorre avere la forza di fare anche solo un piccolo passo e poi…tutto il resto verrà da sé, come dice Loretta a Carlo.

Di più non posso dire perché rivelare la trama vorrebbe dire in parte togliere il piacere della lettura di questo romanzo  che a mio parere merita davvero di essere acquistato e letto pagina per pagina fino all’ultima ( anzi sapete che vi dico? Io quasi me lo rileggerei daccapo !)






Testo di Laura Bozza

"Il resto vien da sé", Antonella Zucchini, Ciesse Editore
Un insospettato segreto di famiglia, rivelato in punto di morte, sconvolge la vita metodica di un sacerdote.
La ricerca affannosa della verità condurrà don Carlo attraverso un variegato microcosmo che riemerge dal passato e che lo aiuterà a fugare la nebbia della sua vita e a riannodare i fili perduti.
Sullo sfondo la provincia fiorentina, l'invasione tedesca e la straordinaria storia di una donna che ama contro ogni speranza.

martedì 7 novembre 2017

La saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard


E’ un po’ difficile scrivere di questa saga familiare, ambientata a cavallo della seconda guerra mondiale in Inghilterra, senza cadere in spoiler  e senza lasciarsi prendere troppo dall’affetto che provo per questo romanzo.

Questo perché la famiglia dei Cazalet si insinua poco alla volta nella vita del lettore tenendolo incollato fino all’ultima pagina (e anche oltre)  rendendolo di fatto “Cazalet dipendente” e portandolo, alla fine, a considerarsi quasi un membro della famiglia o un amico di vecchia data.
Se, letto questo, state pensando ad una “partenza col botto”, vi sbagliate però, e di grosso.

(foto Laura Bozza)
Il primo volume (“Gli anni della leggerezza”) si protrae a lungo nella descrizione di situazioni apparentemente comuni, di dialoghi più o meno ordinari tra marito e moglie, di giochi all’aperto, riflessioni tra bambini, giornate in spiaggia, trasferimenti in auto (con tanto di autista, of course!)  e pranzi in famiglia. Noioso? Niente affatto.
Al di là delle apparenza, infatti, ogni personaggio cela segreti inconfessabili, tradimenti, aspirazioni mai svelate, speranze,  a volte illusioni, che qui vengono descritte magistralmente; la famiglia dei Cazalet è una vera e propria “acqua cheta” insomma. Il lettore conosce tutti i retroscena e sa che dietro l’aplomb inglese dei personaggi, riuniti per una merenda od una partita di tennis, o seduti tutti composti a tavola, si nasconde ben altro.


La Howard riesce benissimo nel difficile intento di incuriosire il lettore descrivendo semplicemente come scorre la vita all’interno di questa grande famiglia e facendoci affezionare fin da subito ad alcuni  personaggi ( e meno ad altri -ho odiato la vuota Diana, amante di Edward, ed ho provato ripugnanza per lui, soprattutto in un punto preciso del libro). La Howard descrive così bene gli stati d’animo, i pensieri, le paure che mi viene da pensare  che  l’autrice  abbia vissuto in prima persona gran parte di quelle emozioni e le abbia trasformate  in carta scritta (ndr: pare effettivamente che ci siano parecchie affinità tra alcuni aspetti della vita della scrittrice, figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo, e il personaggio di Louise).

Elizabeth Jane Howard
Ma veniamo alla trama (prometto, senza spoiler). All’inizio del romanzo troviamo i capostipiti della famiglia Cazalet, commercianti benestanti di legnami, affettuosamente detti il “Generale” (William) e la “Duchessa” (Kitty),  i loro quattro figli (Edward, Hugh, Rupert e Rachel) le nuore e i nipotini,  che d’estate si ritrovano a Home Place, enorme residenza lontana dalla città, per trascorrervi le vacanze.


 Me la immagino chiaramente, Home Place, i fiori curati minuziosamente dalla Duchessa, la grande casa immersa nel freddo clima inglese, la scuderia, i prati verdi, mi immagino le stanze e il vociare dei bambini al loro interno, i tendaggi,  la tavola imbandita, il personale di servizio che ruota intorno ai protagonisti (tra tutti la cuoca Miss Cripps, l’autista Mr. Tonbridge e l’istitutrice Miss Milliment) .

Mi son fatta anche un’idea personale dei personaggi, che dentro di me ho associato fin da subito ad un’immagine fisica ben precisa, che peraltro non sempre corrisponde all’effettiva descrizione fattane dall’autrice (noi lettori sappiamo bene che questo fa parte della “magia” e che è uno dei “problemi” maggiori quando poi si va a vedere la rappresentazione cinematografica del romanzo).

I Cazalet nella serie tv Bbc (2001), diretta da Suri Krishnamma
Edward, affascinante, è sposato con Villy, ma le è infedele; è amante della buona cucina e delle belle cose; Villy dal canto suo tende ad autocompatirsi troppo, è perennemente insoddisfatta di come procede la sua vita per aver abbandonato la carriera di ballerina di danza classica sacrificandola al  matrimonio; Rachel è la sorella non sposata, senza figli, pensa poco a sé stessa e troppo ai suoi genitori ed agli altri in generale, nasconde un (dolce) segreto; Hugh è un uomo buono, la prima guerra mondiale lo ha lasciato con un moncherino al posto di  una mano e fastidiosissimi mal di testa ricorrenti; lui e la moglie Sybil sarebbero una coppia perfetta, se solo sapessero, e si dicessero, cosa  desiderano veramente l’uno dall’altro…… Rupert, artista della famiglia, rimasto vedovo, si è sposato in seconde nozze con la bella  e giovane Zoe, che all’inizio del romanzo appare come una ragazza frivola e capricciosa e fa fatica a far da matrigna ai due piccoli figli di lui, Clary e Neville, che da parte loro non le rendono certo le cose facili. Intorno a loro, gli altri bambini della famiglia, descritti nelle loro fantastiche espressioni, nei loro strampalati discorsi,  giochi e i litigi,  in un quadro di stupore e simpatica tenerezza (i discorsi di Neville e Lydia sono particolarmente spassosi).


La Howard dedica molta attenzione ai personaggi femminili, nel loro essere “donne”, alla Duchessa ed alle nuore (nel primo volume) e poi, a seguire nei volumi successivi, a Polly, Clary e Louise (figlie rispettivamente di Hugh, Rupert e Edward). Queste ultime  tre sono a mio parere il vero motore del romanzo, diventeranno adulte passando attraverso un’infanzia e un’adolescenza non sempre semplice, tra affetti, amicizie, carriere più o meno riuscite, lutti, amori non ricambiati, scivoloni e  matrimoni difficili.

Se, come detto, il primo volume è in sostanza, introduttivo del quadro familiare dei Cazalet, gli altri vi terranno inchiodati dall’inizio alla fine con avvenimenti mai scontati né banali, che si susseguiranno in misura incalzante dal secondo al quinto volume.  La seconda  guerra mondiale verrà descritta quasi esclusivamente dal punto di vista di chi “sta a casa”, a vedersela tra razionamenti, coupon per vestiti, cibi preparati con quel (poco) che si trova, oscuramenti di finestre e la paura di non veder tornare a casa chi si ama. Alla fine, tutto sarà cambiato rispetto alla quiete iniziale (L’ultimo volume si intitola appunto “All Change”- Tutto cambia), ma quel che resterà immutato è il senso di appartenenza alla famiglia come valore fondamentale (nonostante tutto quel che può succedere).

Le ultime pagine vedono infatti i protagonisti che per un’ultima volta si ritrovano tutti (o quasi…)  a Home Place per festeggiare il S. Natale, e la saga si chiude lasciando il lettore così, improvvisamente orfano, dopo circa 3.000 pagine di emozioni. Sono stata  comunque  felice di sapere che i diritti della saga dei Cazalet sono stati acquisiti per la futura realizzazione di una nuova serie tv, spero di vederla presto  in Italia.

Ho amato molto il modo con il quale la Howard è riuscita a descrivere i sentimenti, le dinamiche familiari, e come ha saputo cogliere il punto di vista di ciascuno dei personaggi, nessuno escluso (nel quinto volume troverete addirittura alcune righe riportanti il pensiero di un minuscolo topolino).

Ho acquistato i libri man mano che venivano pubblicati da Fazi e, arrivata all’ultimo volume, l’ho tenuto per un po’ sul comodino per farlo “durare di più”. Una volta aperto però, l’ho letteralmente divorato e finito in meno di una settimana.

Ora non mi resta che leggere gli altri libri della Howard, compresa la sua biografia, e  ogni tanto tornerò a rileggere qualche riga della Saga per ritrovare i miei vecchi amici Cazalet….

(5 volumi pubblicati da Fazi Editore: Gli anni della leggerezza, Il tempo dell’attesa, Confusione, Allontanarsi, Tutto Cambia)

Testo di Laura Bozza 
(pubblicato su gentile concessione dell'autrice)

lunedì 10 ottobre 2016

Creazione di Gore Vidal

"Sono cieco. Ma non sordo. Poiché dunque la mia disgrazia non è completa, ieri mi è toccato ascoltare per quasi sei ore un sedicente storico, il quale ci ha offerto un resoconto così assurdo di quelle che gli ateniesi chiamano "guerre persiane", che se solo fossi stato un po' meno vecchio e un po' più influente mi sarei alzato dal mio scranno all'Odeon e gli avrei risposto per le rime, scandalizzando tutta la città. Perché io so qual è l'origine delle guerre greche. Ma lui no. E come potrebbe, del resto?"

Cieco e amareggiato, il vecchio Ciro Spitama detta al nipote Democrito le sue memorie. Numerosi sono i viaggi percorsi e i personaggi da lui incontrati durante la sua carriera di ambasciatore , dai re Serse e Dario, ai grandi pensatori Confucio e Budda.
Ciro è anche nipote del profeta Zoroastro, fondatore di una delle prime religioni monoteistiche a cui molte religioni moderne devono molto, e sincero è il suo interesse per le filosofie.
Le grandi domande accomunano le varie filosofie che da sempre si chiedono quale sia la nostra origine, il motivo della nostra creazione. La creazione ha una fine e un inizio o è una continua trasformazione? E' una retta o un cerchio?
Questa è la vera ossessione, la ricerca del "perchè". Anche se seguace di Zoroastro, Ciro è sempre pronto a allargare i confini della propria conoscenza e ce ne rende partecipi attraverso bellissime discussioni filosofiche.
Sono davvero molti i personaggi di questo romanzo, immenso affresco del mondo antico. Maestoso lo scenario, profonde le tematiche affrontate, tutto questo materiale avrebbe potuto rivelarsi difficile da gestire ma Vidal supera magistralmente la sfida.

L'incipit del romanzo ci offre anche la chiave di lettura per un altro dei temi del libro. Siamo abituati a pensare alla cultura greca come alla più evoluta del passato e come alla madre del nostro pensiero, ma cosa dobbiamo tutto ciò? La risposta la troviamo nell'opera di Erodoto, le Storie, che narra le guerre tra l'impero persiano e le poleis greche avvenute nel V secolo A.C. Un primo esempio di storiografia che è però anche la prima dimostrazione di come la storia venga scritta dai vincitori e non sia sempre del tutto veritiera. Creazione cerca di ristabilire un po' di equilibrio e di restutuire una dignità storica alla preziosa cultura orientale.



"Democrito pensa che Atene sia meravigliosa. Il fatto è, figliolo, che non hai visto il resto del mondo. Spero che un giorno potrai viaggiare e andare oltre la tua grecità. Democrito è con me da tre mesi. Cerco di educarlo. E lui di educare me. Ma siamo d'accordo che quando morirò - tra non molto, credo - dovrà andarsene a est. Per adesso è ancora troppo greco, anzi troppo ateniese. Scrivi, scrivi, Democrito".
Alla fine del libro saremo anche noi un po' meno ateniesi.




La copertina dell'edizione del 2005 con il cerchio che rappresenta la creazione.




giovedì 29 settembre 2016

Gli eredi della terra di Ildefonso Falcones

dal 3 ottobre in libreria!

Esce a distanza di 10 anni il seguito di La cattedrale del mare. Falcones ci riporta nella Barcellona del Quattrocento con una storia di lealtà e vendetta, amori e sogni, ma soprattutto di fortissime emozioni.
I nemici di Arnau hanno finalmente l’occasione di mettere in atto una vendetta che covano da anni, tanto sanguinosa quanto ignobile…


Percorsi #4 - Il romanzo giallo storico

Quello del giallo è un genere molto vario e contempla numerose varianti. Oggi parleremo del romanzo storico, cioè di quei gialli ambientati in epoche più o meno lontane rispetto al momento in cui viene scritto.
E' un genere relativamente recente ma copre un arco temporale molto vasto che va dall'antichità fino alla Seconda Guerra Mondiale circa.

Apripista del genere fu, ancora una volta, Agatha Christie che nel 1945 scrisse il romanzo C'era una volta ambientato nella Tebe dell'Antico Egitto.




Nell'Antica Grecia sono invece ambientati i romanzi di Margaret Doody di cui è protagonista il grande filosofo Aristotele.
Restiamo ancora nell'antichità ma ci spostiamo a Roma dove è ambientata la serie scritta da Danila Comastri Montanari in cui a indagare è il senatore Publio Aurelio Stazio.
Saltiamo qualche annetto e scopriamo i romanzi di Ellis Peter, scrittrice inglese, che ambiente le indagini del suo personaggio fratello Cadfael nell'Inghilterra del XII sec.



Moltissimi sono gli altri autori che si sono dedicati ai gialli nelle epoche finora trattate, ma un libro svetta su tutti: Il nome della rosa di Umberto Eco. Il libro, ambientato in un'abazia benedettina nel 1327, viene narrato da Adso da Melk, giovane accompagnatore di Guglielmo da Baskerville, novello Sherlock Holmes a cui chiaramente deve il nome. (Il mastino dei Baskerville è infatti un celebre romanzo di ciu è protagonista Holmes).
 Assieme cercheranno di risolvere il mistero che riguarda la morte di alcuni monaci. Oltre che per l'intreccio, il romanzo brilla per stile e ricostruzione storica, ricco come è di approfondimenti sulla storia della Chiesa e le sue eresie. Consigliatissimo a chi pensa che il giallo sia un genere minore!


Candace Robb, americana, è l'autrice di 2 serie di gialli storici. La prima ha come protagonista l'arcere gallese Owen Archer e si svolge nella seconda metà del XIV secolo. La seconda è invece ambientata alla fine del XIII in Scozia.
Restiamo in Inghilterra, dove C.J. Sansom ha creato Matthew Shardlake, uomo di fiducia di Thomas Cromwell, che si occupa di casi avvincenti in cui non manca mai una dettagliata ricosrtuzione del XVI secolo.
Arriviamo poi al XIX secolo, periodo in cui sono ambientati i libri di Anne Perry, autrice di diverse serie.

Le bellissime edizioni Tea dei romanzi di Claude Izner

Ci spostiamo ora in Francia dove facciamo la conoscenza di Victor Legris, professione libraio col gusto del mistero. La serie, scritta
a 4 mani e pubblicata dalle sorelle Liliane e Laurence Korb con lo speudonimo Claude Izner, inizia con la Grande Esposizione Universale del 1889 e si afferma subito per le sue belle atmosfere.





 
Una menzione a parte merita il romanzo La figlia del tempo di Josephine Tey. La Tey non scriveva normalmente romanzi gialli storici ma in questo caso il protagonista dei suoi libri, l'ispettore Alan Grant, si ritrova a indagare nientemeno che sui crimini di Riccardo III, re d'Inghilterra, e sui principi della Torre!
L'ispettore infatti, bloccato a letto da una gamba rotta, si interessa alla vicenda di Riccardo III, accusato di indicibili crudeltà, e ne ricostruisce la vicenda.
Non sempre la storia è come ce la insegnano, anzi, la storia è figlia del suo tempo e di chi la scrive.
L'opera è considerata uno dei più bei gialli mai scritti ed è sicuramente il primo caso di ispettore che compie la sua indagine senza alzarsi dal letto!




lunedì 19 settembre 2016

Suite francese di Irène Nèmirovsky

Non mi capita spesso di usare certi termini, ma Suite francese è un capolavoro.
La storie della stesura meriterebbe di per se un libro.

L'autrice, Irène, nasce a Kiev nel 1903, in una famiglia dell'alta boghesia ebraica. Nel 1918 la famiglia Nèmirovsky è costretta però a lasciare la Russia a causa della Rivoluzione e si trasferisce a Parigi dove vivranno comunque una vita agiata. Durante gli anni '20 , Irène pubblica i suoi primi racconti e inizia la sua carriera di scrittrice. Nell'autunno del '39, per sfuggire agli orrori della guerra, Irène, assieme al marito e alle due figlie, si rifugia in Borgogna, dove inizia la stesura di Suite francese che verrà bruscamente interrotta dalla deportazione dell'autrice. Gli appunti e quanto già scritto viene salvato dalle figlie che si erano rifugiate presso amici per scampare all'arresto e che daranno alle stampe il romanzo nel 2004 restituendo alla madre il meritato posto tra i grandi scrittori del '900.


Nelle intenzioni iniziali dell'autrice, l'opera doveva essere composta da 4 o 5 parti a cominciare da Temporale di giugno, in cui si racconta "la disfatta della Francia nel giugno del 1940, la paura, l'esodo, lo sciame impazzito, il sordido egoismo, rari esempi di umana virtù."
"Va bene Dolce", scrive Irène nei suoi appunti, "per il secondo movimento, piano, pianissimo: l'occupazione tedesca, la vita quotidiana, la Storia e le storie."
Tutto ciò veniva scritto mentre la Storia accadeva e stupiscono il distacco e la grande capacità di analisi dell'autrice.
Questa sinfonia, da cui il titolo Suite, ispirata ai movimenti della musica classica, si apre descrivendo la repentina avanzata ei Tedeschi in Francia che entrarono a Parigi il 14 giugno 1940.
Vasta e variegata è l'umanità che si ritrova a fuggire e per meglio descrive questa moltitudine, la Nèmirovsky si affida al contrasto, al confronto tra le varie classi sociali e le loro ppreoccupazioni, spiegandoci la miseria con la ricchezza e vice versa.


Come spiega nei suoi appunti:
         "Da qualche anno tutto quello che si fa in Francia nell'ambito di una certa classe sociale 
          ha un solo movente: la paura. E' stata la paura a provocare la guerra, la sconfitta e la 
          pace attuale. [...] Vi è un abisso tra la casta dei nostri dirigenti attuali e il resto della 
          nazione. Gli altri Francesi, avendo ben poco da perdere, hanno meno paura. Quando 
          la vigliaccheria non soffoca più negli animi i buoni sentimenti, questi possono fiorire."

La seconda parte del romanzo, intitolata Dolce, è diversa: lasciamo il fiume di fuggiaschi e ci fermiamo in un piccolo paese dove molte famiglie sono costrette a dare alloggio agli ufficiali tedeschi, mentre padri, mariti e figli sono morti in guerra o prigionieri del nemico.
Non è più un coro di voci ma è la storia di Lucile a portare avanti il racconto, "è un po' come la musica in cui si sente a volte tutta l'orchestra, a volte il violino solo." Il ritmo si placa e la vita, per quanto possibile, va avanti.
La Nèmirovsky stupisce nel rendere comprensibile il rapporto coi soldati tedeschi, a loro volta solo persone e vittime della guerra. Sarebbe stato più semplice, ma meno realistico, attribuirgli il ruolo dei cattivi.

Un'immagine tratta dal film ispirato al romanzo Suite francese
E qui la storia si interrompe, purtroppo per noi, e solo dagli appunti lasciati dalla scrittrice riusciamo a intuire quello che sarebbe stato il seguito. Un libro senza finale quindi? Non proprio, anche in questo il romanzo sembra descrivere la realtà della guerra, con tante, troppe vite lasciate senza finale, incomplete.
Un romanzo universale, scritto con uno stile elegante, privo di fronzoli ma riccamente espressivo, quasi pittorico o fotografico.
Una fotografia estremamente nitida di un periodo storico drammatico, un ritratto in bianco e nero di grande impatto emotivo e valore artistico.

domenica 11 settembre 2016

La quarta verità di Iain Pears

"Marco da Cola, gentiluomo di Venezia, presenta i suoi rispettosi ossequi. È mio desiderio narrare del viaggio che feci in Inghilterra nell'anno 1663, degli avvenimenti di cui fui testimone e delle persone che conobbi; argomenti, spero, non indegni dell'attenzione di quanti osservano con interesse le bizzarrie del mondo. Al tempo stesso, intendo con questo mio resoconto smascherare le menzogne di coloro che annoveravo un tempo, erroneamente, fra i miei amici. [...] Il mio resoconto, credo, parlerà da sé. Molte cose ometterò, tuttavia nulla di significativo. [...] Racconterò semplicemente quel che accadde."

Ci troviamo a Oxford, nel 1660 circa, un periodo che fu di grande fermento: l'Inghilterra è ancora turbata dalla morte di Oliver Crowmwell e Carlo II torna sul trono da cui era stato cacciato il padre. 
Un professore del New College, Robert Grove, viene trovato morto e prende vita la materia del romanzo. A indagare sarà in un certo senso il lettore che arriverà alla soluzione attraverso le testimonianze di quattro personaggi.

Il primo, il già citato Marco da Cola, è un giovane italiano recatosi a Londra per seguire gli affari del padre ma con la passione della medicina. E' proprio cercando di aiutare una donna ferita che conoscerà Sarah Blundy, accusata dell'omicidio. Il secondo testimone è Jack Prestcott, ossessionato dal passato del padre e convinto che Sarah sia una strega. Poi intervengono John Wallis, matematico e teologo, e Anthony Wood, storico e antiquario. Uno solo di loro però dice la verità...

Un romanzo molto avvincente sorretto da una ricostruzione storica dettagliata e un mistero ben costruito. Lo stile è davvero notevole e non solo l'autore riesce a caratterizzare splendidamente le voci dei quattro racconti ma riesce addirittura a riportarci indietro nei secoli, fino al XVII secolo.
Ciò che affascina di più nel romanzo è infatti la costruzione meticolosa del'ambientazione, dell'Inghilterra nel periodo della Restaurazione. Feroci lotte di potere, intrighi politici e disordini sociali si fondono e si intrecciano con il mistero della morte del professor Grove. 
In definitiva La quarta verità è un libro davvero coinvolgente, un thriller storico modernissimo ma dal sapore antico.

"Questa è la verità, l'unica verità manifesta, completa e perfetta. A fronte di essa, quale importanza hanno i dogmi dei sacerdoti, la potenza dei re, il rigore degli studiosi o l'ingengosità dei nostri uomini di scienza?"

Londra prima del devastante incendio del 1666 che infuriò per 5 giorni

        

martedì 30 agosto 2016

La fiera delle vanità, un romanzo senza eroe di W.M. Thackeray

La fiera delle vanità è un romanzo dell'autore inglese William M. Thackeray, pubblicato in 20 puntate a partire dal 1846.

Come recita il sottotitolo, La fiera delle vanità si tratta un romanzo corale, estremamente ricco di personaggi, su cui però spiccano le due protagoniste: Becky Sharp, giovane orfana ambiziosa e scaltra; e la sua amica Amelia Sedley, di buona famiglia, ingenua e idealista. La storia si apre proprio quando "in una luminosa mattina di giugno, nel secondo decennio del nostro secolo" (XIX secolo), le due ragazze lasciano la scuola di Miss Pinckerton, avendo terminato la loro istruzione. Sfumata la possibilità di sposare Jos, il  fratello di Amelia, Becky partirà per Queen's Crawley dove si occuperà delle figlie avuto da Mr Pitt e dalla seconda moglie. Amelia invece resterà con la sua famiglia, aspettando di sposare il fidanzato, George Osborne, figlio di un ricco mercante. Non meno importante nella storia è il capitano Dobbin, amico di George e segretamente, ma nemmeno tanto, innamorato di Amelia.

A fare da cornice al tutto è la voce dell'autore, quasi un personaggio egli stesso e vera e propria chive di lettura del romanzo. Se non ci fosse lui a ricordarci cosa è giusto e abagliato, a giudicare gli avvenimenti, sarebbe quasi scontato amare la cinica Becky, al giorno d'oggi ancora più che allora!

Thackery ci dice che il romanzo è una possibilità tra molte possibilità, che avrebbe potuto essere scritto in modi molto diversi, ma avendo il lettore pagato per assistere a una commendia, egli ha scritto una Commedia (umana, per ricordare Balzac).
Tutti gli attori si ritroveranno sul palco a Bruxelles, poco prima della battaglia di Waterloo: un racconto epico, tra le parti più belle del libro.
Il tema di fondo infatti è il classico shakespeariano del mondo come teatro, e in questo teatro Thackeray vede gli uomini incredibilmente egoisti e sciocchi.

Sebbene rietri a pieno titolo tra i grandi classici vittoriani, la costruzione della storia e i personaggi differiscono nettamente dai canoni del romanzo ottocentesco.
Come già detto, si tratta di un romanzo senza eroe (e per eroe non si intende un protagonista bensì un modello di virtù), e i personaggi ritratti soccombono immancabilmente alle loro passioni.
Thackeray si discosta quindi dall'obiettivo finale di educare, di insegnare, e vuole caso mai ritrarre uno spaccato della sua epoca. E lo fa così bene che tutt'oggi la sua analisi della natura umana è esemplare.

             "Il mio proposito è questo, amici e compagni: guidarvi attraverso i vari spazi della
              Fiera di vanità, tra negozi e spettacoli, nel più sfolgorante insieme di rumori e
              spensieratezza, per ritornare poi tutti a casa alla propria triste solitudine."

E' impossibile non lasciarsi trascinare dalla fiera, dal suo fascino, dalle sue ingannevoli attrazioni. L'autore ci mostra quanto l'umanità abbia di marcio, e non salva nessuno da questa critica:

             "Vanitas vanitatum! Chi di noi è felice a questo mondo? Chi di noi vide mai appagati 
               i suoi desideri, o avvendoli appagati ne è soddifatto?"

A riprova di ciò, nemmeno la buona Amelia viene giudicata senza colpa e si dimostra cieca di fronte all'amore sincero del capitano Dobbin.
Quest'ultimo è tutto sommato il personaggio più equilibrato del libro. Oggi alcune sue scelte possono sembrare quasi controproducenti (come quando convince George a mantenere la parola data) ma appaiono molto più logiche se inserite nel contesto storico.

Trovo quasi impossibile scrivere un commento esauriente su La fiera delle vanità tanti sono gli argomenti e i livelli del romanzo.
Un'opera imperdibile per chiunque ami i classici e i buoni libri...
   "E' tutto. Con un profondo inchino il capocomico si ritira e si alza il sipario."
                                                                                                                                        Buona lettura!


Una scena del bellissimo film Vanity fair del 2004, diretto da Mira Nair.  

           

giovedì 25 agosto 2016

Terra Perduta di Ann Moore

Terra perduta è la storia dell'Irlanda  a metà del XIX secolo, al tempo del dominio inglese, quando povertà, cattivi raccolti e fame mutano la forza del popolo in fiacca impotenza.

Grace, figlia di una famiglia un tempo padrona di vasti terreni e ora in povertà , ha già provato tutto ciò sulla propria pelle ed è con la speranza di aiutare almeno i propri cari che accetta di sposare il figlio di un Lord inglese, Bram Donnelly, affascianto dalla sua bellezza. Nulla però sarà abbastanza allo scoppiare della Grande Carestia del 1845.

L'aspetto migliore del romanzo è l'affresco storico, un'appassionata descrizione della carestia e delle credenze dell'epoca, della nascita e dello svilupparsi della rivolta.
L'aspetto più debole è la storia d'amore, il lato romantico del libro, che risulta abbastanza ingenuo e superficiale.

Ma nell'insieme il romanzo funziona e coinvolge il lettore fino alla fine grazie a un coro di personaggi interessanti, sempre ben delineati anche se minori, alle belle descrizioni della terra d'Irlanda e a uno stile molto scorrevole.

Il romanzo è autoconclusivo tuttavia la storia di Grace non finisce qui: Terra perduta è infatti il primo volume di una trilogia che dovrebbe essere al più presto pubblicata.

 “Piangimi, e poi asciugati gli occhi
E non versare più lacrime,
perché d’ora in poi veglierò su di te
come non ho mai potuto fare prima”

P.S. Menzione speciale alla copertina dell'edizione italiana che valorizza il libro molto più dell'originale!

Terra perduta, Ann Moore, Beat ediz.

martedì 23 agosto 2016

Confusione di Elizabeth Jane Howard (La saga dei Cazalet #3)

dal 15 settembre in libreria!


Finalmente arriva l'atteso terzo romanzo dedicato alla famiglia inglese dei Cazalet in cui Elizabeth Jane Howard attraversa i giorni della Seconda Guerra Mondiale, arrivando fino al maggio del '45.

Crescono i personaggi che abbiamo conosciuto e non mancano certo le sorprese, ma non voglio rovinarvi la lettura ;-)



La Howard, dotata di vero talento per i dialoghi, grande maturità affettiva e capacità di descrivere un essere umano in poche parole, prosegue la sua opera che non può che appassionare i lettori.

P.S. Consigliatissimo se avete amato Downton Abbey!



lunedì 22 agosto 2016

La vendetta di Rainbird di M.C. Beaton

Dal 25 agosto in libreria!

 

67 Clarges Street è  una serie costituita da sei volumi in cui l'autrice, M.C. Beaton, racconta le avventure legate a una dimora situata a Mayfair, quartiere elegante di Londra, al tempo della Reggenza. 
La casa di Clarges Street appartiene al decimo duca di Pelham, essendosi il nono suicidato. Non solo per questo la casa non è stata affittata per due Stagioni: un alone di sfortuna circonda la dimora che resta vuota a eccezione della servitù, vera protagonista della serie. 
Il maggiordomo Rainbird, il cuoco MacGregor, la governante Mrs Middleton, le cameriere Jenny e Alice, Joseph il valletto e gli sguatteri Lizzie e Dave costituiscono un gruppo a cui è impossibile non affezionarsi.
Affittata di anno in anno a inquilini che vogliono sfruttare la Stagione, la casa diviene teatro di storie divertenti e leggere in cui però non manca una precisa ricostruzione del periodo storico.

Nell’ultima puntata della serie non ci sono inquilini per la Stagione, perché il decimo duca di Pelham, appena rientrato dalla guerra, vuole usare 67 Clarges Street. Durante il viaggio ha incontrato Jenny, una giovane debuttante, convinta non solo di essere bellissima, ma anche che la bellezza sia dote sufficiente a conquistare il mondo. Toccherà a Rainbird, degno discendente letterario di Jeeves, risolvere la situazione.

Leggi qui le prime pagine del libro!