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lunedì 8 gennaio 2018

Tutto il resto vien da sé di Antonella Zucchini

Questo romanzo, scritto in gran parte in vernacolo toscano, è emozionante e mi ha fatto riappacificare con la lettura dopo che, ahimè, avevo comprato un paio di libri che non avevano “punto”  incontrato i miei gusti.

Ma veniamo a questo, che mi è piaciuto davvero tanto (mi è garbato, mi è garbato!).
Don Carlo Nocentini, sacerdote allevato amorevolmente dai suoi genitori, Loretta e Nedo, una sera vien chiamato al capezzale della madre morente, che gli rivela un  (mezzo) segreto……
Carlo non si capacita di quanto ha sentito dalla madre. Come può lei aver fatto una cosa del genere? Chi è questo Einrich il cui nome la madre gli ha confidato prima di morire? Chi è davvero Alvaro Righi?

Don Carlo inizia quindi una spasmodica ricerca della verità nel passato, perché non sapere vorrebbe dire vivere nel dubbio che sua madre sia stata una poco di buono, così diversa dalla mamma  che  lui ha conosciuto e tanto amato, e questo no, non lo potrebbe sopportare.


Il lettore viene catapultato, dal presente, dal Don Carlo attuale,  nel passato, nella vita di Don Carlo da piccolo, tra le amorevoli cure dei suoi genitori prima e in seminario poi ,e ora ancor più indietro,  in un  piccolo borgo toscano invaso dai tedeschi negli anni della seconda guerra mondiale, tra partigiani, cittadini uccisi per mano dei nemici e altri morti per mano  degli alleati  (tra questi, si ricorda la strage dei piccoli di Sesto Fiorentino, in una delle pagine più commoventi del romanzo), figure meravigliose come quella dell’Uccellaia, donna creduta una mezza strega ma in realtà buona e capace di azioni eroiche;  Spartaco, vivo tra i morti; Don Luigi, coraggioso seppur nella sua umana paura; Bruna, ‘amica’ da perdere più che da trovarsi; matrigne e suocere acide e cattive.

I vigneti fotografati da Laura Bozza
Il motto del romanzo sembra essere “Ama e fa ciò che vuoi, Ama e sarai perdonato” , in ogni caso quel che traspare è un messaggio di speranza per tutti: nonostante le avversità, la morte addirittura, nonostante tutto, occorre avere la forza di fare anche solo un piccolo passo e poi…tutto il resto verrà da sé, come dice Loretta a Carlo.

Di più non posso dire perché rivelare la trama vorrebbe dire in parte togliere il piacere della lettura di questo romanzo  che a mio parere merita davvero di essere acquistato e letto pagina per pagina fino all’ultima ( anzi sapete che vi dico? Io quasi me lo rileggerei daccapo !)






Testo di Laura Bozza

"Il resto vien da sé", Antonella Zucchini, Ciesse Editore
Un insospettato segreto di famiglia, rivelato in punto di morte, sconvolge la vita metodica di un sacerdote.
La ricerca affannosa della verità condurrà don Carlo attraverso un variegato microcosmo che riemerge dal passato e che lo aiuterà a fugare la nebbia della sua vita e a riannodare i fili perduti.
Sullo sfondo la provincia fiorentina, l'invasione tedesca e la straordinaria storia di una donna che ama contro ogni speranza.

martedì 7 novembre 2017

La saga dei Cazalet di Elizabeth Jane Howard


E’ un po’ difficile scrivere di questa saga familiare, ambientata a cavallo della seconda guerra mondiale in Inghilterra, senza cadere in spoiler  e senza lasciarsi prendere troppo dall’affetto che provo per questo romanzo.

Questo perché la famiglia dei Cazalet si insinua poco alla volta nella vita del lettore tenendolo incollato fino all’ultima pagina (e anche oltre)  rendendolo di fatto “Cazalet dipendente” e portandolo, alla fine, a considerarsi quasi un membro della famiglia o un amico di vecchia data.
Se, letto questo, state pensando ad una “partenza col botto”, vi sbagliate però, e di grosso.

(foto Laura Bozza)
Il primo volume (“Gli anni della leggerezza”) si protrae a lungo nella descrizione di situazioni apparentemente comuni, di dialoghi più o meno ordinari tra marito e moglie, di giochi all’aperto, riflessioni tra bambini, giornate in spiaggia, trasferimenti in auto (con tanto di autista, of course!)  e pranzi in famiglia. Noioso? Niente affatto.
Al di là delle apparenza, infatti, ogni personaggio cela segreti inconfessabili, tradimenti, aspirazioni mai svelate, speranze,  a volte illusioni, che qui vengono descritte magistralmente; la famiglia dei Cazalet è una vera e propria “acqua cheta” insomma. Il lettore conosce tutti i retroscena e sa che dietro l’aplomb inglese dei personaggi, riuniti per una merenda od una partita di tennis, o seduti tutti composti a tavola, si nasconde ben altro.


La Howard riesce benissimo nel difficile intento di incuriosire il lettore descrivendo semplicemente come scorre la vita all’interno di questa grande famiglia e facendoci affezionare fin da subito ad alcuni  personaggi ( e meno ad altri -ho odiato la vuota Diana, amante di Edward, ed ho provato ripugnanza per lui, soprattutto in un punto preciso del libro). La Howard descrive così bene gli stati d’animo, i pensieri, le paure che mi viene da pensare  che  l’autrice  abbia vissuto in prima persona gran parte di quelle emozioni e le abbia trasformate  in carta scritta (ndr: pare effettivamente che ci siano parecchie affinità tra alcuni aspetti della vita della scrittrice, figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo, e il personaggio di Louise).

Elizabeth Jane Howard
Ma veniamo alla trama (prometto, senza spoiler). All’inizio del romanzo troviamo i capostipiti della famiglia Cazalet, commercianti benestanti di legnami, affettuosamente detti il “Generale” (William) e la “Duchessa” (Kitty),  i loro quattro figli (Edward, Hugh, Rupert e Rachel) le nuore e i nipotini,  che d’estate si ritrovano a Home Place, enorme residenza lontana dalla città, per trascorrervi le vacanze.


 Me la immagino chiaramente, Home Place, i fiori curati minuziosamente dalla Duchessa, la grande casa immersa nel freddo clima inglese, la scuderia, i prati verdi, mi immagino le stanze e il vociare dei bambini al loro interno, i tendaggi,  la tavola imbandita, il personale di servizio che ruota intorno ai protagonisti (tra tutti la cuoca Miss Cripps, l’autista Mr. Tonbridge e l’istitutrice Miss Milliment) .

Mi son fatta anche un’idea personale dei personaggi, che dentro di me ho associato fin da subito ad un’immagine fisica ben precisa, che peraltro non sempre corrisponde all’effettiva descrizione fattane dall’autrice (noi lettori sappiamo bene che questo fa parte della “magia” e che è uno dei “problemi” maggiori quando poi si va a vedere la rappresentazione cinematografica del romanzo).

I Cazalet nella serie tv Bbc (2001), diretta da Suri Krishnamma
Edward, affascinante, è sposato con Villy, ma le è infedele; è amante della buona cucina e delle belle cose; Villy dal canto suo tende ad autocompatirsi troppo, è perennemente insoddisfatta di come procede la sua vita per aver abbandonato la carriera di ballerina di danza classica sacrificandola al  matrimonio; Rachel è la sorella non sposata, senza figli, pensa poco a sé stessa e troppo ai suoi genitori ed agli altri in generale, nasconde un (dolce) segreto; Hugh è un uomo buono, la prima guerra mondiale lo ha lasciato con un moncherino al posto di  una mano e fastidiosissimi mal di testa ricorrenti; lui e la moglie Sybil sarebbero una coppia perfetta, se solo sapessero, e si dicessero, cosa  desiderano veramente l’uno dall’altro…… Rupert, artista della famiglia, rimasto vedovo, si è sposato in seconde nozze con la bella  e giovane Zoe, che all’inizio del romanzo appare come una ragazza frivola e capricciosa e fa fatica a far da matrigna ai due piccoli figli di lui, Clary e Neville, che da parte loro non le rendono certo le cose facili. Intorno a loro, gli altri bambini della famiglia, descritti nelle loro fantastiche espressioni, nei loro strampalati discorsi,  giochi e i litigi,  in un quadro di stupore e simpatica tenerezza (i discorsi di Neville e Lydia sono particolarmente spassosi).


La Howard dedica molta attenzione ai personaggi femminili, nel loro essere “donne”, alla Duchessa ed alle nuore (nel primo volume) e poi, a seguire nei volumi successivi, a Polly, Clary e Louise (figlie rispettivamente di Hugh, Rupert e Edward). Queste ultime  tre sono a mio parere il vero motore del romanzo, diventeranno adulte passando attraverso un’infanzia e un’adolescenza non sempre semplice, tra affetti, amicizie, carriere più o meno riuscite, lutti, amori non ricambiati, scivoloni e  matrimoni difficili.

Se, come detto, il primo volume è in sostanza, introduttivo del quadro familiare dei Cazalet, gli altri vi terranno inchiodati dall’inizio alla fine con avvenimenti mai scontati né banali, che si susseguiranno in misura incalzante dal secondo al quinto volume.  La seconda  guerra mondiale verrà descritta quasi esclusivamente dal punto di vista di chi “sta a casa”, a vedersela tra razionamenti, coupon per vestiti, cibi preparati con quel (poco) che si trova, oscuramenti di finestre e la paura di non veder tornare a casa chi si ama. Alla fine, tutto sarà cambiato rispetto alla quiete iniziale (L’ultimo volume si intitola appunto “All Change”- Tutto cambia), ma quel che resterà immutato è il senso di appartenenza alla famiglia come valore fondamentale (nonostante tutto quel che può succedere).

Le ultime pagine vedono infatti i protagonisti che per un’ultima volta si ritrovano tutti (o quasi…)  a Home Place per festeggiare il S. Natale, e la saga si chiude lasciando il lettore così, improvvisamente orfano, dopo circa 3.000 pagine di emozioni. Sono stata  comunque  felice di sapere che i diritti della saga dei Cazalet sono stati acquisiti per la futura realizzazione di una nuova serie tv, spero di vederla presto  in Italia.

Ho amato molto il modo con il quale la Howard è riuscita a descrivere i sentimenti, le dinamiche familiari, e come ha saputo cogliere il punto di vista di ciascuno dei personaggi, nessuno escluso (nel quinto volume troverete addirittura alcune righe riportanti il pensiero di un minuscolo topolino).

Ho acquistato i libri man mano che venivano pubblicati da Fazi e, arrivata all’ultimo volume, l’ho tenuto per un po’ sul comodino per farlo “durare di più”. Una volta aperto però, l’ho letteralmente divorato e finito in meno di una settimana.

Ora non mi resta che leggere gli altri libri della Howard, compresa la sua biografia, e  ogni tanto tornerò a rileggere qualche riga della Saga per ritrovare i miei vecchi amici Cazalet….

(5 volumi pubblicati da Fazi Editore: Gli anni della leggerezza, Il tempo dell’attesa, Confusione, Allontanarsi, Tutto Cambia)

Testo di Laura Bozza 
(pubblicato su gentile concessione dell'autrice)

domenica 25 giugno 2017

Tre piani di Eshkol Nevo

Vicino a Tel Aviv, Israele, incontriamo le storie di tre famiglie che hanno come comune denominatore solo il fatto di abitare nello stesso palazzo. Al primo piano troviamo due coppie: Arnon e Ayelet, giovani genitori di Ofri, e Herman e Ruth, gli anziani vicini che saltuariamente si occupano della piccola. Al secondo piano c'è Hani, soprannominata la vedova per le lunghe assenze del marito Assaf. Al terzo e ultimo piano vive Dvora, giudice in pensione che ripercorre la sua vita col marito Michael, ormai defunto.

Le loro storie non si intrecceranno lungo la narrazione, a unirle è un espediente particolare. Ogni piano, come scopriamo nella terza parte, corrisponde infatti a uno i tre luoghi freudiani dell’inconscio:"al primo piano risiedono tutte le nostre pulsioni e istinto, l'Es. Al piano di mezzo abita l'Io, che cerca di conciliare i nostri desideri e la realtà. E al piano più alto, il terzo, abita sua altezza il Super-io. Che ci richiama all'ordine con severità e ci impone di tenere conto dell'effetto delle nostre azioni sulla società."

Nevo è bravissimo nel rendere diverse le tre voci del romanzo e ne descrive magistralmente la profonda umanità. Tre confessioni più che tre racconti che mettono in risalto tutta la fragilità umana: "Qual è poi il più grande segreto che possiamo nascondere al mondo? Il segreto della nostra vulnerabilità."  I personaggi si svelano completamente al lettore che diventa testimone ma non giudice di tutte le storie perché "i tre piano dell'anima [...] esistono nello spazio tra noi e l'altro, nella distanza tra la nostra bocca e l'orecchio di chi ascolta la nostra storia. [...] L'importante è parlare con qualcuno. Altrimenti, tutti soli, non sappiamo nemmeno a che piano ci troviamo."

Profondo ma mai pesante,  un libro promosso a pieni voti!

mercoledì 2 novembre 2016

Ninfee nere di Michel Bussi

A Giverny, paesino poco lontano da Parigi, tutto ruota attorno alla figura del grande pittore Monet e delle sue ninfee. Anche quando viene rinvenuto il cadavere di un chirurgo del luogo, Jerome Morval, la soluzione sembra essere nasconsta tra le tele, vere o presunte, del celebre pittore.

Non voglio dilungarmi troppo parlando di questo libro per non rovinare la lettura a chi ancora dovesse leggerlo ma certo è che raramente un libro riesce a stupirmi in questo modo.

Fin dalle prime pagine si entra in un mondo quasi fiabesco: "Tre donne vivevano in un paesino. La prima era cattiva, la seconda bugiarda e la terza egoista. [...] La prima si vestiva sempre di nero, la seconda si truccava per l'amante, la terza si faceva le trecce perché svolazzassero nel vento."
Tre donne e tre uomini per un mistero che cresce per tutto il libro fino al chiarimento finale che è davvero originale.
Un impianto narrativo notevole e, vi giuro, alla fine avrei voluto leggerlo da capo per scovare quegli indizi sapientemente nascosti dall'autore!


venerdì 7 ottobre 2016

Viviane Elisabeth Fauville di Julia Deck

Voi siete Viviane Elisabeth Fauville, avete 42 anni, una figlia e un marito che però vi ha lasciate. Quel che è peggio, ieri avete ucciso il vostro psicanalista. Forse. Nemmeno voi ne siete certe...

E mentre la polizia dubita della sua colpevolezza, Viviane dubita della propria innocenza.

Così inizia l'avventura di Viviane Elisabeth Fauville, un thriller psicologico preciso e istantaneo come un fulmine.
Un ruolo cruciale in questo romanzo è giocato dalla psicanalisi che probabilmente la Deck conosce bene.
Stile e tecnica narrativa riflettono benissimo lo stato d'animo della protagonista: nel romanzo si alternano a narrare prima, seconda e terza persona, e il lettore percepisce con chiarezza un forte senso di smarrimento.
Sebbene questo romanzo venga spesso definito un noir, la tensione non viene affatto affidata alla trama ma caso mai all'interpretazione dei fatti. La narrazione stessa sembra infatti affetta dalla nevrosi che caratterizza la protagonista.
Sempre nel segno dell'introspezione psicologica il fatto che il nome della protagonista dia il titolo al romanzo, a sottolineare che a volte non ci resta che il nome a ricordare a noi stessi chi siamo.

giovedì 6 ottobre 2016

Il mio nome è Shylock di Howard Jacobson



Da qualche anno a questa parte sono in corso due progetti editoriali molto interessanti: the Jane Austen Project e il Shakespeare Project. L’idea è di riscrivere alcune opere classiche in chiave moderna, affidando la nuova creazione a autori di fama mondiale.
Uno di questi è Howard Jacobson, vincitore del Man Booker Prize nel 2010, cui è stata affidata l’opera Il mercante di Venezia.
La trama è arcinota, coma quasi tutte le opere di Shakespeare, e racconta la storia del veneziano Antonio che, per aiutare l’amico Bassanio a conquistare la bella Porzia, accetta di fare da garante presso l’ebreo Shylock, il quale stabilisce che, in caso di mancato pagamento, potrà prendere da Antonio una libbra di carne, più vicino possibile al cuore.


Jacobson ripercorre questo canovaccio e ricrea l’atmosfera dell’opera teatrale che oscilla continuamente tra dramma e commedia. I personaggi, tranne il protagonista e la sua famiglia, sembrano uscire dal XVI secolo per assumere connotati moderni: Antonio diventa D’Anton, modaiolo mercante d’arte; Porzia è Purebelle, detta Plury, eccentrica ereditiera; Graziano è Gratan, giocare di calcio non molto intelligente; e Bassanio diventa il meccanio Barney.
Un solo personaggio resta se stesso e appare come un fantasma in un cimitero. È Shylock che, non si sa bene per quale gioco magico, ancora vive tra noi.



Shylock interpretato al cinema da Al Pacino
Lo humor pervade l’opera, ora con ironia, ora con sarcasmo, mentre i personaggi risultano tutti piuttosto tristi. É il tragicomico infatti a collegare tutte le vicende da cui emerge quella principale del protagonista, Strulovitch, che non accetta  di dare la figlia sedicenne in sposa a un non-ebreo.
Ecco i due temi veri del romanzo, di cui  Strulovitch e Shylock parleranno lungo molte pagine: l’essere padri, l’essere ebrei.
L’opera si presta in effetti  ad approfondire queste tematiche che lo stesso Shakespeare aveva affrontato. Al tempo della stesura del Mercante di Venezia, l’Inghilterra era terra proibita per gli ebrei che ne erano stati banditi alla fine del XIII secolo. Shakespeare con ogni probabilità non ebbe mai modo di conoscere un ebreo ma conosceva bene i pregiudizi ed era pronto a smascherarli. Sue le famose parole:

           Non ha occhi un ebreo? Non ha mani, organi, statura, sensi, affetti, passioni?  
            Non si nutre anche lui di cibo? Non sente anche lui le ferite? Non è soggetto anche 
           lui ai malanni e sanato dalle medicine, scaldato e gelato anche lui dall'estate e 
           dall'inverno come un cristiano? Se ci pungete non diamo sangue, noi? 
           Se ci fate il solletico, non ridiamo? Se ci avvelenate non moriamo?”
                                                                                                       (Shylock: atto III, scena I)

Jacobson sembra proseguire questa umanizzazione del personaggio dell’ebreo che da rancoroso e cinico si evolverà nel romanzo fino a decantare un mologo sulla pietà:

          e allora le dico: sia un esempio di clemenza; non conceda nell’aspettativa di ricevere 
           a sua volta clemenza – perchè la clemenza non è una transazione – ma la conceda 
           per ciò che è di per sé. Mostri pietà per amore di pietà e non perchè la sua anima ne 
          tragga vantaggio. [...] la pietà non è compromessa dal profitto o dai meriti, non 
          provvede all’amore per sé, non sostituisce il perdono, ma costituisce la propria 
          modesta dimora ovunque ci sia bisogno di lei...

Shakespeare, "non fu l'uomo di un'epoca, ma di tutti i tempi". Ben Jonson
Questo non è un romanzo semplice, all’inizio mi è parso anche un po’ confuso, ma è un romanzo che ha grandi meriti letterari, soprattutto per l’intrigante ingegnosità con cui i punti salienti dell’opera originale vengono rielaborati e proposti (i celebri scrigni che diventano automobili, geniale!). 
Conoscere la commedia di Shakespeare è certamente di aiuto nella lettura di Il mio nome è Shylock, ma non strettamente necessaria. Jacobson riesce a rendere lo spirito de Il mercante di Venezia e anche a porgere al lettore molti spunti di riflessione, il tutto con una scrittura precisa e fluida, soprattutto nei dialoghi.
Anche Strulovitch, come Shylock, alla fine pretenderà il suo pezzo di carne e anche Strulovitch verrà beffato, comicamente però, e accetterà la sconfitta.

mercoledì 5 ottobre 2016

Monsieur Ladoucette e il club di cuori solitari di Julia Stuart



Nel Perigord, regione a sudovest della Francia, esiste un paesino di 33 anime, di nome Amour-sur-Belle, così insignificante da non essere preso in considerazione nemmeno dall’onda di turisti inglesi. Qui abita Guillaume, il barbiere del villaggio, che si vede costretto a cambiare professione un po’ a causa della concorrenza moderna e un po’ perchè la sua clientela invecchiando ha perso i capelli... Ma cosa potrebbe servire ai suoi compaesani? Guillaume non ha dubbi: l’agenzia per cuori solitari “Desiderio del cuore”!

Inizia così l’avventura di Monsieur Ladoucette e il club dei cuori solitari, un romanzo divertente e allegro in cui brilla una serie di personaggi ben caraterizzati e simpatissimi, ognuno con la sua particolarità.
Julia Stuart ha creato un piccolo mondo fatto di amori non confessati, antichi rancori e grandi passioni, il tutto nella cornice perfetta di questo caratteristico paesino francese. Grazie ad una narrazione vivida fatta di immagini che si ripetono sempre uguali nella loro consuetudine, il lettore viene catapultato nella vita placida dei bizzarri abitanti di questo paesino.

A volte le situazioni appaiono un po’ surreali ma sono così ben inserite nel contesto che si accettano con un sorriso. Una lettura che consiglierei a chi ha amato Chocolat (il film, non il libro): Monsieur Ladoucette e il club dei cuori solitari è un libro delicato, emozionante e molto caratteristico che vi porterà in un piccolo mondo antico fatto di tradizioni e di sentimenti puri.